Un campanello d’allarme

Dopo il derby, il Milan cade anche a Genova, sbatte il muso su un avversario tutto corsa e grinta e rischia ora di rovinare quella striscia di vittorie (alcune arrivate dopo belle prestazioni) che lo avevano spinto fino al terzo posto. Quello contro la Sampdoria non è però un passo falso inatteso. La puzza di bruciato, a dire la verità, si era sentita già prima del maledetto derby. E lo avevamo anche già scritto. L’incendio è soltanto divampato con qualche settimana di ritardo: appiccato prima a Milanello, dalle parole di Gattuso, poi a Marassi dove l’errore di Gigio e una partita ai limiti del guardabile hanno fatto il resto.

Le parole di Ringhio

Per la prima volta da quando siede sulla panchina del Milan, Gattuso è sembrato Montella. Forse perché seriamente preoccupato e incazzato, il tecnico non ha voluto affrontare i problemi con la solita onestà ma si è trincerato dietro ad un generico, quanto abusato, refrain tipico dell’ex aeroplanino. “Non siamo mai riusciti a sviluppare la manovra dal basso come volevamo, ma abbiamo fatto una buona partita”, ha dichiarato Ringhio. Dove l’ha vista, questa “buona partita”, lo sa soltanto lui. Perché noi francamente non ce ne siamo accorti.

La luce in fondo al tunnel

La squadra ha certamente giocato per almeno 60 minuti molto al di sotto delle sue possibilità. Difesa in apnea, centrocampo fragile (e forse si è sentita anche l’assenza di Kessie), attacco nullo. Non è servito l’arrembaggio finale, e non ci si può nemmeno attaccare al dubbio rigore su Piatek. Il cambio di modulo finale, con Conti e Piatek in campo, può essere un’alternativa ma manca probabilmente il coraggio e la voglia di proporlo sin dall’inizio. I bonus sono finiti, ora testa bassa e lavorare perché nei prossimi sette giorni, con Udinese e Juventus, ci giochiamo molto. Forse tutto.

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