San Siro all’Atalanta: la scelta (sbagliata) del Milan

Chi ha qualche capello grigio in testa, pensava sinceramente di aver toccato il fondo con la gestione Giussy Farina, quando l’allora ex presidente del Milan decise di affittare Milanello per banchetti di nozze nel disperato tentativo di far quadrare i conti della società. Purtroppo al peggio non c’è mai fine, e la notizia della concessione di San Siro per le partite di Champions League dell’Atalanta lo ha dimostrato.

Atteso da una più che probabile demolizione, il nostro storico stadio finirà dunque per accogliere la squadra di Gasperini in nome del “senso di ospitalità, rispetto e fair play” sbandierato ai quattro venti dalla società di via Aldo Rossi. Il tutto nonostante le parole del presidente Scaroni, che dopo l’ok dell’Inter, aveva dichiarato di voler considerare l’opinione dei tifosi milanisti prima di dare una risposta. Un nobile intento, subito messo da parte nel giro di poche ore.

L’urlo della Curva Sud

Di fronte ad una tale richiesta, arrivata tra l’altro da chi ha sempre combattuto per tenere lontano dall’Atleti Azzurri d’Italia l’Albino Leffe, era probabilmente difficile per il Milan dire di no. Un rifiuto avrebbe infatti generato un mare di polemiche. La vicenda andava però gestita diversamente. Magari attraverso una riflessione più profonda, facendo passare già tempo prima di dare un sì ed evitando di dare l’idea di essere subito pronti ad abbassare la testa senza un minimo di giustificata ribellione.

Alla luce di ciò che è successo, che ovviamente continuerà a far discutere, mai come oggi tutti i tifosi dovrebbero condividere le parole della Curva Sud rossonera: “San Siro, caro AC Milan, è casa nostra; il Gate 14 è la porta d’ingresso in casa nostra e nessuno invita ospiti indesiderati fra le proprie mura. Siamo uomini, siamo tifosi milanisti, abbiamo le nostre ragioni e, soprattutto, i nostri sentimenti: sono quelli che chiediamo non vengano calpestati. Da nessuno, nemmeno dal Milan”.

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