Rangnick, Maldini e il terremoto rossonero

Dopo le prime scosse provocate dalle parole di Zvone Boban, lo sciame sismisco sotto via Aldo Rossi ha fatto nuovamente tremare la terra dalle parti di Casa Milan. L’uscita di Paolo Maldini all’Ansa, intervista di cui il club milanista conosceva tempi e modi, ha infatti dato il via ufficiale al terremoto rossonero: evento che nelle prossime settimane raderà al suolo ciò che era stato costruito dall’ex capitano, dai suoi collaboratori e da Stefano Pioli. A confermare l’imminente ‘reset’, schiacciando di fatto il pulsante dell’autodistruzione, sono state le parole di Ralf Rangnick: “C’è stato un contatto con il Milan un po’ di tempo fa. Per convincermi ad accettare un’altra sfida del genere devono combaciare tantissime componenti“.

La difesa del capitano

A quattro mesi dalla sua prima personale, condivisibile e legittima opinione su Rangnick (“Non è adatto per il Milan“), Paolo Maldini è dunque tornato a difendere il suo ruolo. Ha alzato lo scudo a difesa dei suoi colori, di quella maglia per la quale ha cercato di dare il meglio anche da dietro ad una scrivania. Lo ha fatto bacchettando il tedesco con dichiarazioni che confermano il suo progressivo e triste allontanamento e l’inizio di un nuovo capitolo: un nuovo ‘anno zero’ che, inevitabilmente, dilaterà ancora nel tempo i sogni di gloria di ogni tifoso rossonero.

Le parole di Paolo Maldini

Non avendo mai parlato con Rangnick non capisco su quali basi vertano le sue dichiarazioni, anche perché dalla proprietà non mi è mai stato detto nulla. Alcune considerazioni secondo me però vanno fatte,  il tecnico tedesco infatti, parlando di un ruolo con pieni poteri gestionali sia dell’area sportiva che di quella tecnica, invade delle zone nelle quali lavorano dei professionisti con regolare contratto. Avrei dunque un consiglio per lui, prima di imparare l’italiano dovrebbe dare una ripassata ai concetti generali del rispetto, essendoci dei colleghi che, malgrado le tante difficoltà del momento, stanno cercando di finire la stagione in modo molto professionale, anteponendo il bene del Milan al proprio orgoglio professionale

 

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