Prigionieri di Gattuso e di una squadra allo sbando

Basta ascoltare le parole di Gattuso e guardarlo in faccia mentre parla per capire che il sogno di arrivare al quarto posto è ormai un’utopia. Basta osservare gli occhi di Cutrone e leggere tra le righe delle sue dichiarazioni per intuire qual è (e quale continua ad essere) il problema di questa squadra che, fino a prima del derby,  giocava in modo tutto sommato accettabile e soprattutto aveva una sua identità e una sua anima. 

Quando un allenatore, peraltro riconosciuto come persona dalla grande personalità e carattere, ammette pubblicamente che “non riesco ad entrare nella testa dei giocatori”, per poi continuare senza imbarazzo con la frase “oggi la squadra era viva e ha fatto quello che doveva fare”, capisci che siamo davvero arrivati ai titoli di coda, all’ennesimo campionato da buttare e ad un’altra Champions League che vedremo soltanto in televisione.

Gli sbagli di Gattuso e la poca personalità della squadra

La classifica ci regala una piccola ma flebile speranza, il calendario potrebbe darci una mano e i risultati negli scontri diretti con Atalanta, Lazio e Roma un vantaggio risicato in caso di arrivo a pari punti. Tutto bello, peccato che tutti i nostri giocatori, ad eccezione di un paio di elementi, hanno dimostrato di non avere quella qualità che tutti noi pensavamo avessero e, soprattutto, quella personalità per giocare con la maglia rossonera addosso.

Se è vero che di fronte a questo scempio l’allenatore dovrebbe essere sempre esonerato, è altrettanto vero che non c’è purtroppo tempo per trovare una valida alternativa. Gattuso rimarrà (a meno di clamorosi colpi di scena nelle prossime ore) alla guida del Milan anche per le prossime quattro partite. L’unico augurio che possiamo farci è che la società gli imponga la formazione. Non è possibile continuare con questo modulo e con questi giocatori. Se non è possibile cambiarlo, che qualcun almeno lo obblighi a fare diversamente. Tanto peggio di così è impossibile fare.

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