Pioli e il lento e triste declino del Milan

Dall’ultimo articolo pubblicato su queste pagine, scritto quasi di getto dopo la vergognosa partita contro la Fiorentina, è successo di tutto. Le polemiche e le critiche feroci nei confronti di Giampaolo e della squadra, hanno fatto da prologo alla brutta serata di Marassi e a quello che si è consumato in queste ultime ore: l’esonero del tecnico abruzzese e l’arrivo in panchina di Stefano Pioli, l’ennesimo allenatore chiamato per cercare di rianimare club e squadra agonizzanti.

Le bandiere bruciate

Dopo la cacciata di Massimiliano Allegri, sulla panchina rossonera si sono avvicendati ben otto allenatori (Tassotti compreso) in sette stagioni. Cinque di questi, milanisti fino al midollo, lasciati bruciare nel calderone del “siamo a posto così” e del famoso quanto irritante closing cinese e successivamente dall’arrivo di Elliott. Hanno però fallito tutti. Giampaolo compreso. Chi aiutato dalla società, chi invece aiutato dal proprio ego e dalla convinzione di poter allenare un club tanto prestigioso.

Come Preziosi e Zamparini

Dalla cessione di Ibrahimovic e Thiago Silva, passando per quel maledetto gennaio del 2014 quando Allegri venne allontanato, è infatti cominciata una lunga discesa verso l’anonimato: una progressiva e lenta agonia che ha macchiato la nostra recente storia, rinverdito i fasti di quel periodo dove non si vinceva nulla e trasformato il nostro glorioso Milan in una succursale del Genoa di Preziosi e del Palermo di Zamparini, due presidenti che del cambio allenatore hanno fatto la loro filosofia di vita.

Pioli e l’errore di Maldini e Boban

Pioli è il nono allenatore. L’uomo sbagliato nel posto e nel momento sbagliato e se questa secondo il club è l’alternativa a Giampaolo, tanto valeva continuare con l’ex Sampdoria. Pioli è un allenatore che non ha mai lasciato il segno, se non quello dei suoi esoneri e delle orgogliose dimissioni dalla Fiorentina. È una scelta folle, totalmente incomprensibile. Una decisione che deve per forza di cose farci aprire gli occhi sull’operato di Paolo Maldini e Zvone Boban: le altre due bandiere alle quali avevamo affidato tutte le nostre speranze di riscatto, dopo annate deludenti e la triste e lenta caduta del club verso l’oblio.

Il malessere dei tifosi

Di questo cambio scellerato di allenatore, si sono guardati bene dal valutare la sofferenza di una tifoseria ferita e sanguinante. Hanno alzato le spalle di fronte alla nostra protesta contro la demolizione di San Siro, e ci hanno pure chiesto spudoratamente di scegliere uno dei due nuovi progetti. Nessuno che abbia invece pensato a noi, poveri illusi, quando si è materializzata l’ipotesi di un esonero di Giampaolo. Nessuno ha pensato che forse ne abbiamo le scatole piene di mezzi allenatori e di progetti presentati in pompa magna e dopo pochi mesi gettati velocemente nel cesso.

 

 

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