Piatek non segna? La colpa non è solo sua!

D’accordo, l’idea di prendere la maledetta maglia numero 9 è stata una scelta azzardata. Da Pippo Inzaghi in giù, tutti l’hanno in pratica maledetta e Leonardo era stato lungimirante da tenergliela nascosta. Ma il momento di blackout di Piatek, che dura in effetti dalle ultime giornate dello scorso campionato, non può e non deve essere affrontato tirando in ballo solo la scaramanzia. Anzi, dietro alla sua presunta involuzione (così l’hanno chiamata “quelli bravi”) ci sono infatti problemi tattici: gli stessi che hanno finito per penalizzare anche gli altri centravanti arrivati prima di lui. Higuain incluso.

La mission di Giampaolo

E’ chiaro a tutti che l’ex Genoa non è e non sarà mai un giocatore alla Shevchenko: uno di quelli che prende palla, salta l’avversario e segna. A Piatek la “biglia” devi mettergliela sui piedi: solo così può combinare qualcosa. Questo l’abbiamo capito tutti. Quello che invece solo ora il Milan è riuscito a capire, è che ci vuole un gioco più propositivo, un trequartista alle spalle del polacco e una seconda punta che si muova intorno a lui. Quelli che sono stati i problemi principali del Pistolero durante la gestione di Gattuso, Marco Giampaolo si è messo in testa di risolverli cercando di reinventare Suso trequartista (ce la farà?) e chiedendo alla dirigenza un partner d’attacco per Piatek.

Piatek e le pistole scariche

In attesa di vedere dal vivo Leao e di ulteriori buone notizie dallo spagnolo e dal mercato, anche lo stesso Piatek è meglio che si dia comunque una svegliata. Il polacco deve imparare a giocare “dentro” alla squadra, a partecipare di più alla manovra e a non isolarsi dentro l’area avversaria. Piatek è tutto tranne che un pippone, ma è fondamentale che riprenda a segnare e ad agitare in aria le sue pistole. Solo così potrà spazzar via le critiche, spezzare finalmente la maledizione della numero 9 e, soprattutto, evitare che qualcuno gli porti via il posto da titolare.

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