Milan, la vergogna di Atene

Siamo tutti colpevoli, altro che cazzi. Anche noi tifosi del Milan. E in fondo vi spiegheremo il perché. Dopo la famosa nebbia di Belgrado e i riflettori di Marsiglia, la notte del “troppo rumore” di Atene ci consegna una società, un allenatore e una squadra al momento ancora lontani da quello stile e da quella mentalità che ci ha permesso di arrivare sul tetto del mondo. Tragedia greca? Pianto greco? No, colossale figura di merda. Ecco cosa è stata la partita con l’Olympiacos. Dobbiamo avere il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome e il pudore di stare zitti di fronte a tutto e a tutti. Cosa che non è stato capace di fare Leonardo, che si è coperto di ridicolo con le sue affermazioni nel post gara. Una roba mai sentita, mai uscita neanche dalla bocca del piangina numero uno (Mazzarri) e dall’ex Galliani: che pure lui ogni tanto sbroccava con dichiarazioni senza senso.

La crisi di Higuain

Le parole di Leonardo ci fanno vergognare come e più della partita stessa (non) giocata dai ragazzi. E qui veniamo al punto: la squadra. Matteo Salvini, attaccato anche da queste pagine, questa volta ha pienamente ragione. Siamo stati imbarazzanti, c’è poco da dire. La colpa è di tutti, ma soprattutto di chi può (e deve) dare un contributo maggiore, cambiare i connotati di una partita e prendersi la squadra sulle spalle perché universalmente riconosciuto come buon/grande giocatore. La colpa è di Gonzalo Higuain: abulico, assente e scazzato da settimane. Nervoso come pochi, e per questo poco lucido sotto porta. L’ombra di se stesso, il parente lontano di quel campione (perché Gonzalo è un campione) visto e ammirato negli anni scorsi e anche in alcune partite giocate quest’ano con il Milan.

Calhanoglu, ora basta

Se il “Pipita” è un problema, che dire di Hakan Calhanoglu? L’involuzione del turco non conosce infatti fine, e a questo punto tenerlo in campo è un errore e un peso per la squadra. Molle sulle gambe, incapace di saltare l’uomo e mai pericoloso. Ha sempre l’aria di uno che si sta giocando la partitella a sette con gli amici, prima di andarsi a bere una birra. Dovrebbe guardare e prendere esempio dallo sbarbato Cutrone: lui sì che ci mette l’anima e che merita applausi. Purtroppo Gattuso continua a difendere Calhanoglu: e questo è uno difetti maggiori di Rino, oltre a quello (determinante) di non saper trasmettere alla squadra il coraggio necessario per andare in battaglia.

L’errore dei tifosi

Occorre dunque un bel giro di vite e decisioni drastiche sin da subito. La sentenza Uefa ci permette qualche colpo sul mercato. Bene, a patto che arrivi gente come Ibrahimovic: uno che la guerra di Atene l’avrebbe vinta senza problemi. Come avete notato, non abbiamo volutamente parlato degli errori arbitrali. Cosa che, è giusto riconoscere, non ha fatto anche Gattuso: al quale bisogna fare un applauso per la sua capacità di parlare sempre in maniera onesta. Il Milan non deve attaccarsi agli errori arbitrali, deve vincere e basta. Come ha sempre fatto nella sua storia. Non ci sono scuse, così come non ce ne sono anche per noi tifosi. Sì, abbiamo sbagliato anche noi. Perculare gli interisti dopo la loro eliminazione è stato un errore. Avremmo dovuto aspettare.

 

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