Milan, c’è il derby: una battaglia da vincere, per vendicare la notte di Icardi

Non è mai stata e non sarà mai una partita qualunque. Il derby sfugge ad ogni logica. Sa essere tremendamente doloroso, quanto regalarci godurie immense e indimenticabili. De Coubertin ha però detto una minchiata: nel derby non è importante partecipare, ma vincere e basta. Possibilmente umiliando la seconda squadra di Milano. Anche con un gol di culo e dopo una brutta partita: alla faccia del “bel giuoco” da sempre citato dal nuovo presidente del Monza. La sfida con l’Inter si vive diversamente dalle altre ed è capace di cambiarci l’umore a seconda del risultato. L’ultima incazzatura risale al 15 ottobre 2017, quando un assurdo fallo di Ricardo Rodriguez regalò il rigore della vittoria ad Icardi al 90esimo. Da lì bisogna ripartire. Chi era in campo in quella sera, deve ricordare la beffa e vendicare la notte della maglia di Icardi sventolata sotto la curva Nord.

Il lunedì del tifoso rossonero

E’ vero, ci siamo rifatti in quello di Coppa Italia grazie a Cutrone, ma non basta. In quello giocato lo scorso aprile, lo 0 a 0 finale ci fece provare le stesse emozioni di un bacio stampato sulla guancia di nostra sorella. Ora vogliamo godere, perché in campionato non vinciamo dal gennaio 2016 (era il Milan di Mihajlovic e Bacca) e più in generale abbiamo raccolto pochi successi nelle ultime recenti stracittadine. Occorre invertire la tendenza, tornare a fare la voce grossa nella prima delle due partite importanti dell’anno (la seconda è ovviamente quella di ritorno) e dare la possibilità a tutti i tifosi milanisti di camminare per strada il lunedì mattina con la testa alta, una sciarpa rossonera intorno al collo e un bel sorriso stampato in faccia. Pronti a prendere per il culo amici e colleghi interisti.

L’importanza del centrocampo

Rino Gattuso sa cosa vuol dire e sa come si vince un derby. Dovrà prepararla al meglio, alzare il livello della soglia di attenzione difensiva, caricare a mille i centrocampisti (perché è in quella zona del campo che possiamo e dobbiamo vincerlo) e ricordare ancora una volta a Suso e Calhanoglu come armare a dovere la nostra arma di distruzione di massa: Gonzalo Higuain. Cuore, grinta e coraggio. Sempre, specialmente nella stracittadina. Questo è quello che servirà per avere la meglio di un avversario che può darci fastidio e che in certe partite continua a giocare in dodici con l’aiuto della dea bendata. Il resto lo farà, come al solito, la nostra splendida curva: capace di vincere sempre la partita delle coreografie con i dirimpettai nerazzurri.

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