Donadoni, un’altra bandiera da bruciare in panchina

Roberto Donadoni è il tecnico in pole position per la panchina del Milan. Con Gattuso ad un passo dall’esonero dopo il pareggio di Frosinone, sarebbe quello del mister bergamasco il profilo valutato e scelto dalla dirigenza milanista per guidare la squadra fino alla fine della stagione. Il condizionale è però d’obbligo, perché Donadoni è ancora a libro paga del Bologna (interessato a richiamarlo in caso di addio a Pippo Inzaghi) e perché non è detto che possa accettare un incarico da traghettatore e successivamente lasciare il posto ad un altro collega. Con Conte difficilmente raggiungibile da subito. potrebbe essere dunque lui, e non Wenger, a prendersi la responsabilità di portare il Milan in Champions League.

Quella di Donadoni sarebbe però l’ennesimo azzardo della società rossonera. L’ulteriore rischio di bruciare una bandiera mai ammainata. Donadoni è uno dei nostri e ha un posto speciale nel cuore di ogni milanista quanto e come Gattuso. Il problema semmai è un altro ed è prettamente tecnico. Donadoni, nella sua carriera da allenatore, ha fino ad ora convinto poco. In Nazionale è uscito dagli Europei 2008 ai rigori, al Napoli è durato il tempo dello scoppio di un petardo a Capodanno. Prima e dopo quasi tutte esperienze tutt’altro che indimenticabili, fino all’allontanamento anche da Bologna.Che senso avrebbe puntare su di lui, oltretutto a stagione in corso?

Donadoni e Silvio

Da sempre sgradito a Silvio Berlusconi, che si guardò bene dal chiamarlo perché (secondo il Cavaliere) troppo anti-personaggio, burbero e schivo per l’ambiente milanista, l’hombre vertical di Cisano Bergamasco ha però sempre risposto all’astio presidenziale con una bella alzata di spalle. Una risposta di circostanza, anche perché lui a Milanello ci tornerebbe anche a piedi. “Mi fa sempre un effetto particolare entrare ancora oggi a San Siro e ricevere il tributo dei tifosi rossoneri – dichiarò Donadoni nel 2015 – Mi viene la pelle d’oca. È una gratificazione che mi ripaga di tante amarezze“.

Lasciando da parte gli altri nomi fatti negli ultimi giorni (alcuni davvero improponibili), l’ex tecnico del Bologna sembrerebbe l’unico al momento in grado di poter accettare un tale rischio. Prendere ora la squadra in mano, significherebbe però per Donadoni entrare nella testa dei giocatori in pochi giorni e a ridosso di appuntamenti importanti (su tutti la finale di Supercoppa contro la Juventus di Cristiano Ronaldo), e dare le sue direttive per un mercato invernale che (ad oggi) rischia di non essere così decisivo come tutti si aspettano. L’unico punto a suo favore potrebbe essere il modulo di riferimento già utilizzato in passato: quel 3-5-2 probabilmente in grado di far rendere al meglio gli attuali giocatori in rosa.

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