Marco Van Basten è come la Madonna

Non c’è che dire: arriviamo da un periodo di sfiga pazzesca. Ai problemi della squadra, si sono infatti aggiunti quelli dei nostri due unici giocatori in grado di far gol: Higuain e Cutrone. Quest’ultimo fermato da un problema alla caviglia: parte del corpo che, se associata ad un giocatore rossonero, non può non farci andare con la mente a Marco Van Basten. Scoperto da Braida e acquistato da Berlusconi, che preferì lui ad Arrigo Sacchi nel lontano 1991, lo straordinario campione olandese conserva ancora un ricordo indelebile in ogni milanista. Dio benedica YouTube, perché nei giorni di disgrazia e di grande malinconia, tutti siamo andati a rivedercelo. E a commuoverci davanti ad ogni suo gesto.

Il tempo si è fermato, anche se sono già passati ventitre anni da quando, coperto da un’improbabile giacca di renna, fece il suo ultimo saluto al pubblico di San Siro in una calda serata di agosto del ’95. Quella maledetta sera la ricordiamo ancora, insieme a quelle più tristi della nostra storia: poche ma, purtroppo, tremendamente dolorose. Il giorno prima del suo giro di campo con gli occhi lucidi, Marco era stato diretto, elegante e cinico come solo lui sapeva fare in area di rigore: “La notizia che devo darvi è breve. Semplicemente ho deciso di smettere di fare il calciatore. Grazie a tutti“. Una notizia di merda, che non avremmo mai voluto sentire.

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Un ricordo da mantenere vivo

Di fronte ai problemi offensivi del Milan di oggi, parlare del “Cigno di Utrecht” è un atto di autolesionismo. E’ un prendersi a bottigliate nelle palle, proprio come faceva Tafazzi. Vogliamo farci del male? Ma sì, facciamolo…perché Van Basten è un pezzo della nostra vita da non dimenticare mai, da tramandare ai nipoti e, possibilmente, anche a quelli che oggi indossano la maglia rossonera. Maldini, in questo, potrebbe essere molto utile e ci aspettiamo che lo faccia in fretta. Tutti i giocatori di oggi devono capire chi, prima di loro, ha vestito con orgoglio e coraggio quei colori.

Rispetto ai miei anni il Milan è cambiato proprio tanto“, ha dichiarato Van Basten nel giugno scorso alla “Gazzetta dello Sport”. Ha ragione da vendere l’olandese, perché di quel mondo lì, di quella società che dominava in Italia e in Europa, c’è solo il ricordo: sbiadito e sporcato da anni di gestione societaria a dir poco censurabile e da una serie di giocatori che, rispetto a Van Basten, non avrebbero dovuto entrare a San Siro neanche per fare i raccattapalle. Ha ragione Galliani: Van Basten è come la Madonna. Noi l’abbiamo vista e siamo ancora qui a pregare per lei.

 

 

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