Luca Serafini: “Singer e Gazidis facciano chiarezza. Donnarumma? Me lo terrei strettissimo”

 

Tre proprietà diverse, otto allenatori cambiati in sette stagioni, una Supercoppa vinta ai rigori. Questa è la fotografia delle ultime stagioni del Milan, che dal 2012/2013 è lentamente caduto nell’anonimato senza riuscire a trovare un rimedio per uscire da questa crisi. Dopo anni di grandi delusioni, e di fronte alle ultime vicende che hanno riguardato la dirigenza rossonera, la preoccupazione dei tifosi per un futuro ancora avvolto in nubi scure è più che legittima. “Penso che la prima cosa che debba fare il Milan quando ci sarà una ripresa, e forse qualcosa si può fare anche adesso, è sedersi ad un tavolo – ha spiegato Luca Serafini, nell’intervista concessa alla nostra redazione – Dopo che se ne sono andati Leonardo, Gattuso e Boban, con lo stesso Maldini in bilico, penso ci sia un problema di comunicazione interna, di definizione precisa di ruoli e mansioni che al momento non funziona“.

È singolare che due persone preposte ad un ruolo cosi importante come Leonardo e Boban, fra l’altro così ben remunerate, uno dopo un anno l’altro addirittura dopo sei mesi prendano e se ne vadano. È singolare che un allenatore che ha fatto 68 punti, dopo una miriade di infortuni e che aveva chiesto solo un paio di giocatori di un certo tipo, se ne vada a sua volta. Penso ci sia un equivoco di fondo, ed è qualcosa che va dipanato. Faccio spesso l’esempio, quando dicono che Maldini è immaturo, di quando Berlusconi prese il Milan. Paolo Taveggia era un dirigente della televisione, Galliani vendeva le antenne, Sacchi aveva venduto scarpe e Capello aveva allenato la Primavera e poi avrebbe fatto il dirigente”.

La differenza tra questa società e il Milan di Berlusconi

“Cosa aveva fatto la differenza? Che tutte queste persone che non avevano esperienza seguivano pedissequamente le direttive di Berlusconi. Tutti remavano in un’unica direzione e tutti avevano ben chiaro cosa ci fosse da fare. Questo è quello che serve al Milan. Prima di parlare di mercato e strategie, prima di parlare di cessione del club e di stadio, bisogna che i Singer e Gazidis dicano esattamente che cosa c’è da fare, chi lo deve fare, come lo deve fare e quando lo deve fare – ha aggiunto Serafini – Nel Milan c’erano solo due figure guida: erano Galliani e Berlusconi. Quando Berlusconi aveva un’idea e prendeva un’iniziativa, Galliani lo sapeva e la condivideva. Non si mai messo di traverso. Quando è stato invece lui che ha proposto delle cose che non andavano al presidente, Galliani ha accettato il parere contrario perché quello era il suo ruolo. La vita di una società funziona così, nel Milan non sta andando in questa maniera“.

Il possibile arrivo di Ralf Rangnick

La situazione che stiamo vivendo penso che lo allontani un po’. So per certo che non ha ancora deciso e che nelle settimane scorse era in una fase di riflessione. Lui è una persona di 61 anni che ha lavorato tutta la carriera da allenatore e da manager altrove, lontano da una realtà molto particolare e diversa dalle altre come quella del calcio italiano e della Serie A. Quello che ha ottenuto, lo ha ottenuto con squadre di seconda fascia. Non ha mai vinto con grandi club. Ha fatto un grande lavoro con club che non avevano le pressioni, le ambizioni e la storia che può avere il Milan. La seconda riflessione è che il suo recente palmares mi pare parli chiaro: Ragninck non fa l’allenatore, non lo fa più. E tra l’altro quando lo ha fatto, e ha ottenuto i suoi successi, l’anno dopo per un motivo o per l’altro la questione si è chiusa. Ultimamente ha lavorato come osservatore. Pioli si sta meritando la riconferma, ma nel momento in cui venisse scelto un nuovo allenatore bisognerà ovviamente seguire la linea del nuovo tecnico“.

Gigio Donnarumma – Foto da Instagram

Il futuro di Donnarumma e Ibrahimovic

In questo mese di silenzio, il loro futuro è diventato un tormentone. Sono due argomenti profondamente diversi. Per il Milan Ibrahimovic è stato ed è una figura importante, anche come guida dentro lo spogliatoio. Se ripartirà il campionato chiudere con gli ultimi mesi di attività avrebbe un senso, poi non so per il futuro: è molto presto. L’unica cosa che ho visto io di ufficiale in questi due mesi sono state le sue dichiarazioni, dove ha detto di non aver ancora deciso nulla. Donnarumma è invece sempre lo stesso discorso. Gigio vuole rimanere al Milan, e questo lo ha capito anche Raiola. Con tutto quello che gli si può dire, continua a ripetere e a dimostrare da 4 anni a questa parte che vuole rimanere. È arrivato ad un punto che deve concretizzare un progetto, alzare l’asticella, ma ha un ingaggio che in Europa non potranno dargli in molti. Tra l’altro lo stesso Raiola aveva dato dimostrazione di voler trovare una soluzione e un accordo con la società rossonera“.

Al di là di tutte le voci, non credo che in questo momento ci siano club disposti a sborsare tanti soldi come ne vuole il Milan e come ne vuole Donnarumma – ha concluso Serafini – Nel Milan è fondamentale, perché secondo il mio modesto parere i fuoriclasse che il Milan ha in questo momento in rosa sono proprio lui e Ibrahimovic. Ci sono dei grandissimi prospetti come Theo Hernandez, Bennacer e Rebic, che reputo un grande giocatore e che riscatterei fosse per me domani mattina, ma di fuoriclasse c’è ne sono solo due. Da quei due li bisognerebbe ripartire, sempre che Ibrahimovic accetti visto che ha 39 anni e che la sua riconferma non dipende solo dalla società. Donnarumma è l’unica bandiera, l’unico riferimento per i tifosi. Ha sopportato anche degli errori suoi, dopo una papera fa sempre una grande parata, dopo una grande polemica si è sempre riscattato. Ha una maturità come pochi. Io ripartirei tutta la vita da Donnarumma e se fossi il Milan investirei su di lui e me lo terrei strettissimo“.

 

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