La speranza è l’ultima a morire (ed è anche l’unica cosa che ci rimane)

Stefano Pioli – Foto Matteo Gribaudi/Image Sport

Chiudere al meglio questa stagione deludente, possibilmente con l’ingresso in Europa League, e sperare in un futuro migliore. Al tifoso milanista, quello che da anni soffre per lo stato di mediocrità in cui è piombato uno dei club più titolati e famosi al mondo, non rimane altro da fare. Sperare e pregare che qualcuno riesca a ricostruire – mattone dopo mattone – quell’impero robusto e vincente che aveva messo in piedi ai bei tempi Silvio Berlusconi. Il pareggio in Coppa Italia contro la Juventus, nonostante l’orgoglio e il cuore messo in campo, ha infatti evidenziato tutti i nostri problemi: in primis quello della poca qualità e personalità di 3/4 della rosa del povero Stefano Pioli, tecnico sottovalutato e spesso impotente di fronte a tali mancanze.

La vittoria come unico obiettivo

In attesa di capire se davvero arriverà Rangnick insieme ad un gruppo di sbarbati da far crescere (il primo pare Kalulu), e se Maldini farà le valigie insieme ad Ibrahimovic lasciando a Bonera (?) il ruolo di bandiera all’interno della società, il Milan ha dunque l’obiettivo di onorare ciò che resta di questo campionato: a cominciare dalla trasferta di Lecce, dove potrebbe esserci anche lo stesso Ibrahimovic. Tornare alla vittoria, dopo il ko a San Siro contro il Genoa e l’eliminazione in Coppa Italia, è infatti l’unico risultato ammissibile per continuare a sperare (appunto) in una chiusura di torneo degna dei nostri colori.

Ibrahimovic e l’esperienza di Kjaer

Dopo le presunte parole sparate in faccia a Gazidis, c’è ovviamente molta curiosità intorno a Zlatan e al suo futuro. Non sappiamo ovviamente quale sarà la sua maglia dal prossimo mese di settembre. Sappiamo invece cosa è pronto a fare già dalla trasferta in Puglia: lottare fino all’ultima goccia di sudore per il suo Milan. Al buon Gazidis, che dopo mesi di assenza ha deciso di farsi vedere a Milanello, mandiamo infine un gentile invito: si riguardi la partita contro la Juventus e segua attentamente la prestazione di Simon Kjaer. A Torino, insieme a pochi altri, il danese è stato tra i migliori nonostante i suoi 31 anni. Questa è la dimostrazione che, nel nostro campionato, per essere all’altezza hai bisogno anche di calciatori con esperienza. E Kjaer ne ha da vendere.

 

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