La scelta di Pioli e la sconfitta di Gazidis

Dopo settimane passate a discutere, criticare e analizzare la decisione della società di arruolare Ralf Rangnick, pochi giorni fa è arrivata la notizia che nessuno ormai si aspettava: il Milan rinnova con Stefano Pioli. Un fulmine a ciel sereno che ha riportato un po’ di sana coerenza all’interno del club, in seguito alle ottime prestazioni di Ibrahimovic e compagni, e che lascia però più di un dubbio su tempi e modi di questo incredibile dietrofront.

La rottura con Rangnick

Cosa sia successo realmente tra l’amministratore delegato rossonero e l’egocentrico ‘professore’ tedesco, per mandare all’aria un accordo che sembrava già fatto, è tanto difficile quanto ormai inutile da capire. A questo punto, serve a poco conoscere le vere motivazioni della rottura. Ci basta sapere che, alla luce di questa scelta (che premia il lavoro di un uomo sottovalutato come Pioli, al quale tutti dobbiamo delle scuse), vincono in molti. Vincono Maldini, la squadra, Ibrahimovic e persino l’esonerato Boban.

La sconfitta di Gazidis

Chi esce sconfitto è solo l’amministratore delegato Ivan Gazidis: l’unico, insieme al proprietario del club, che spingeva per una rifondazione totale e per una scommessa azzardata. A lui va però riconosciuto il merito di aver cambiato idea: cosa che forse in pochi avrebbero fatto.  A bocce ferme, e dopo l’evidente smarrimento iniziale per la scelta di confermare Pioli, la mossa rossonera non può però distogliere la nostra attenzione dalla confusione societaria degli ultimi mesi.

Un terremoto che è cominciato con l’addio di ‘Zorro’, proseguito con le incomprensioni con Maldini e terminato con il duro faccia a faccia tra Ibra e il dirigente sudafricano. Prendiamo dunque per buono il rinnovo di Pioli e aspettiamo altre importanti novità: le conferme per Maldini e Ibrahimovic, un mercato all’altezza e, soprattutto, la condivisione totale di un progetto che ha dimostrato di poter essere vincente.

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