Il Diavoletto sulla maglia del Milan

Il ritorno del Diavoletto stilizzato sulla maglia del Milan ha avuto un effetto deja-vu per molti tifosi: soprattutto per chi sta già combattendo contro i capelli bianchi da diversi anni. Le sensazioni che rievoca quel simbolo sulla divisa rossonera sono molte. Ricorda anni difficili, il calcioscommesse, la doppia retrocessione in Serie B. Ma non solo. Ci fa tornare in mente flashback di un calcio che oggi non esiste più. Un calcio completamente “a novanta” di fronte ad esigenze televisive e relativi introiti economici. Uno sport sicuramente più ricco, ma tremendamente povero di romanticismo.

I due anelli di San Siro

Ricordate? Era il periodo delle partite alla domenica pomeriggio (anticipi e posticipi, a quel tempo, non sapevamo neanche che cazzo fossero), di San Siro con due anelli (distinti e popolari), senza posti numerati, con quei gradoni che in curva, nelle giornate invernali, ti ghiacciavano il culo nell’intervallo (perché durante la partita, nelle Brigate o nella Fossa, si stava rigorosamente in piedi. A cantare per il Milan). Il Diavoletto ricorda i panini nella stagnola, il caffè Borghetti (c’è ancora, ma prima aveva un altro “sapore”), i bagarini fuori dallo stadio che ti vendevano il biglietto all’ultimo momento, i più coraggiosi che saltavano i cancelli. Gli estintori “Meteor”.

 

Gli eroi di un tempo

E poi ricorda un gruppo di giocatori che hanno fatto la storia del Milan. Nel bene e nel male. Quelle maglie con il Diavoletto (ancora senza sponsor, e per la prima volta con i nomi sulla schiena) le hanno infatti indossate giocatori indimenticabili come Albertosi, Capello, Buriani, Novellino, Antonelli (giusto per citarne alcuni dell’anno della Stella), giovani che con il tempo sono diventati dei punti fermi della storia rossonera (Franco Baresi, Mauro Tassotti, “Chicco” Evani), e altri personaggi che nella letteratura milanista continuano ad avere un posto importante: uno su tutti, Joe Jordan.

Un pezzo di storia del Milan

Per i più giovani: fatevi dunque raccontare cos’erano quegli anni. Non fermatevi all’epopea berlusconiana, ma studiate la storia milanista. Cercate di capire quali ricordi si porta dietro quel diavolo rosso stilizzato: disegnato, almeno così narra la leggenda, dall’agenzia Zeta di Milano. Immaginatevi San Siro pieno, anche in Serie B. “Cosa resterà degli anni ’80”, cantava Raf. Ecco, a noi milanisti resta impresso quel Milan: squadra molto lontana da quella che ha dominato in Italia e in Europa, ma rimasta comunque indelebile nel cuore di molti di noi.

 

 

 

 

 

 

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