Crederci sempre e non mollare: il Milan e la lezione di Udine

 

Bravi tutti, nessuno escluso: dall’allenatore all’ultimo dei panchinari entrato in campo. Dopo aver criticato più volte la squadra per la mancanza di personalità e carattere, in occasione  della trasferta di Udine Romagnoli e compagni ci hanno sorpreso e hanno fatto risvegliare in noi l’orgoglio “casciavit”. Al termine della partita vinta con molta fortuna con il Genoa, avevamo chiesto un altro Milan. Avevamo chiesto una squadra che non si arrendesse davanti alle prime difficoltà e che giocasse sempre senza paura. Sarà che il Natale si avvicina, ma alla “Dacia Arena” abbiamo avuto tutto questo.

Il risveglio di Bakayoko

Questo è il Milan che ci piace. Tosto e cazzuto fino alla fine, nonostante il momento sfigato con tanti giocatori fermi in infermeria. Non siamo ancora belli, ma abbiamo forse imparato a crederci e a lottare oltre il novantesimo e questo avvicina la squadra alla parte più accesa della tifoseria: quella che vorrebbe vedere i giocatori morire su ogni pallone. Senza molti titolari e dopo aver visto uscire anche Higuain, con l’Udinese è così uscita tutta la parte più grintosa della squadra e ne hanno beneficiato i giocatori più muscolari come Kessie e Bakayoko: autore di una prova convincente, dopo i timidi segnali già visti contro il Genoa.

I meriti di Gattuso

I complimenti vanno ovviamente spediti anche a Gattuso. Rispetto ad altre volte, Rino ha saputo modificare in corsa il modulo di gioco (adattandolo al meglio alle varie fasi della gara) e, cosa più importante, ha dato un segnale chiaro alla squadra con il cambio Laxalt-Borini: quest’ultimo giocatore più offensivo rispetto all’uruguaiano. Passato il primo tempo di sofferenza, Gattuso ha infatti capito che si poteva e si doveva vincere e lo ha trasmesso ai ragazzi. Ora si può e si deve vincere anche con il Betis, prima di affrontare l’ostacolo più duro del campionato: la Juventus.

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