Ruud Gullit: il cervo rossonero che fece piangere Maradona

 

Quando Gullit arrivò dal PSV Eindhoven, nell’estate del 1987, di lui si conosceva ben poco. Fu il grande Liedholm a consigliarlo all’allora presidente Berlusconi, che spese la cifra record di 13,5 miliardi di lire per strapparlo agli olandesi e portarlo in Italia. Ruud è stato uno degli acquisti più azzeccati del Cavaliere e ci mise poco a farsi conoscere e riconoscere: soprattutto per le sue indimenticabili treccine, che diventarono il brand inconfondibile di quella squadra indimenticabile e dominatrice in Italia e in Europa.

Icona del calcio europeo a cavallo tra gli anni ottanta e novanta, il Ruud calciatore è stato la prima rockstar del pallone sbarcata nel nostro paese. Grande campione, ma soprattutto uomo a tutto tondo con pregi e difetti, Gullit “spaccò” il calcio italiano con intelligenza, sensibilità, ironia e voglia di vivere a 360°: quella che lo portò ad avere anche qualche problema al di fuori del terreno di gioco, perchè come disse proprio lui un giorno a Berlusconi: “Non riesco a correre con le palle piene”.

Il feeling con Sacchi

Per tutti noi è stato il Tulipano nero, per Boskov era il “cervo che esce dalla foresta”. Il coro che la Curva Sud gli aveva dedicato (“Spacca il palo e la traversa, Gullit gol”), ha risuonato in tutta Milano come le urla dei bambini ad ogni sua rete: festeggiata, ovviamente, con tanto di cappellino con treccine in testa. “Quando partiva lui, con la criniera al vento, era come se squillasse la tromba dell’assalto”, ama ripetere Arrigo Sacchi: colui che più di tutti ha ottenuto il meglio dall’olandese. Certamente più di Capello, che leggenda racconta esser stato preso per il bavero proprio da Ruud.

Le battaglie con Maradona

Nel momento migliore del campionato italiano, quando i campioni ancora prendevano residenza dalle nostre parti, Gullit è stato la risposta rossonera al Maradona napoletano, asfaltato dall’olandese nel gennaio 88 a San Siro, e poi nel ritorno del primo maggio al San Paolo: in quella che rimane anche oggi una delle pagine più belle scritte da Ruud e dalla squadra di Sacchi. Quel successo rimane il primo capitolo di un romanzo leggendario, del quale Ruud Gullit fu uno dei protagonisti principali.

 

 

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