Grazie lo stesso, ma ora il Milan rimanga ai milanisti

 

Non andare in Champions League per un solo punto fa male. Molto male. Ma questo è il verdetto e dobbiamo purtroppo accettarlo. E’ il verdetto di una stagione costellata di occasioni gettate al vento, che ha lasciato fuori il Milan dall’Europa che conta anche per quegli episodi che da sempre fanno parte del calcio e che rendono questo sport bello, maledetto e imprevedibile. A condannarci all’ennesimo anno in Europa League, competizione che scalda il cuore dei tifosi quanto la Coppa Italia, è stata la bella Atalanta di Gasperini ma soprattutto i nostri errori, la nostra mancanza di cattiveria e furbizia in alcune partite e quegli episodi (appunto) che ci hanno giocato contro.

A buttarci giù dalla torre europea è stata anche l’Inter: quella squadra che partiva con ambizioni superiori alle nostre, ma che nei due derby ha avuto anche la fortuna di avere il nostro aiuto (l’errore di Gigio e Musacchio nel derby d’andata), e quello della Dea bendata in occasione della “parata” di D’Ambrosio su Cutrone al ritorno. Due episodi importanti (capitati tra l’altro nella stessa porta dove Handanovic ha salvato l’Inter dall’Empoli), che hanno tolto a Romagnoli e compagni 2 punti: quelli che forse avrebbero fatto la differenza e che forse ci avrebbero spalancato le porte della Champions League.

Un futuro tutto da scrivere

Sarebbe però troppo facile archiviare e giudicare una stagione limitandosi ai “se” e ai “ma”. Ciò che ha detto Gattuso dopo la Spal è in fin dei conti la fotografia della nostra avventura, e deve essere la strada da seguire nel prossimo futuro. Servono giocatori di esperienza e con le palle. Giocatori in grado di far crescere un gruppo giovane e di risolvere i problemi dentro lo spogliatoio e in campo. Uomini pronti per il campionato, che lo conoscono, che sanno quali sono le difficoltà. Gazidis prenda nota prima di dare il via alla sua personale rivoluzione, perché se il mercato sarà (come sembra) solo di giocatori di primo pelo e di campioni su cui scommettere, il prossimo anno saremo ancora qui a urlare al cielo la nostra rabbia e la nostra delusione.

E lo stesso discorso andrà fatto con l’allenatore. Gattuso ha le sue colpe, ha mostrato più volte di non essere sufficientemente lucido nelle sue valutazioni, si è intestardito su moduli e giocatori e più in generale ha dimostrato di avere ancora poca esperienza. Nonostante tutto ha fatto meglio di chi lo ha preceduto e ci ha portato ad un passo dal realizzare il sogno. Cambiarlo però per mettere in panchina un Di Francesco qualsiasi non serve, allora tanto vale continuare con lui. Rino conosce l’ambiente e ha sangue rossonero nelle vene proprio come Leonardo e Maldini: due uomini indispensabili e sinonimo di “milanismo” e di garanzia per tutti i tifosi. Purtroppo rischiamo di perderli. Tutti e tre. E questo vorrebbe dire ricominciare da zero e incamminarsi verso quel tunnel dal quale non siamo stati ancora capaci di uscire.

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