Gazidis, Leonardo e il futuro del Diavolo

Nove stagioni dall’ultimo Scudetto e sei dall’ultima apparizione nell’Europa che conta. Nel mezzo tante delusioni e una Supercoppa Italiana vinta nel dicembre 2016 grazie ai miracoli di Donnarumma e al rigore decisivo di Pasalic: oggi rivale nella corsa alla Champions League. A questo aggiungiamo una valanga di giocatori inadatti (per non dire altro), tre proprietà diverse e ben otto allenatori differenti, calcolando anche il buon Mauro Tassotti che prese il posto dell’ultimo tecnico capace di vincere il tricolore: Massimiliano Allegri. In questi ultimi anni abbiamo visto di tutto e di più. Ne abbiamo viste troppe e ci siamo quasi rassegnati a vedere il nostro Milan scivolare nell’anonimato.

Il terremoto a Casa Milan

A poche ore dal weekend decisivo per il quarto posto, oltre alle voci di un possibile nuovo cambio in panchina, sono le indiscrezioni su quelle che saranno le scelte di Ivan Gazidis a preoccupare il popolo rossonero. Già decisivo nel far saltare l’operazione Zlatan Ibrahimovic a gennaio, l’ex dirigente dei Gunners è ora intenzionato a far la rivoluzione anche a Casa Milan. Dopo l’addio di Carolina Morace, capace di portare il Milan femminile ad un passo dalla Champions League, a tremare sarebbero infatti alcuni componenti dello staff della Primavera e soprattutto Leonardo: finito nel mirino, almeno così si mormora, del 54enne amministratore delegato rossonero.

Il destino di Leonardo

Silurare il direttore tecnico brasiliano, al di là del pensiero di quei tifosi che non hanno ancora digerito il suo passaggio all’Inter, è però un’operazione insensata e molto rischiosa. Leonardo conosce il Milan, ha sangue rossonero, sa fare bene il suo lavoro e si è impegnato per riaprire un ciclo con scelte tutto sommato azzeccate. Cambiare ancora vorrebbe dire ripartire di nuovo da capo, cestinare il lavoro fatto in questi ultimi mesi e allungare i tempi della ricostruzione milanista. Un rischio del quale Ivan Gazidis dovrà tener conto, prima di allontanare Leonardo e pensare di fare del Milan un nuovo Arsenal.

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