Franco Baresi, il capitano di tutti i tifosi del Milan

Il Milan ha avuto quattro grandi capitani. Per molti tifosi rossoneri, specialmente per chi ha vissuto da vicino il momento più buio e quello più luminoso del Diavolo, il capitano con la C maiuscola rimane però solo e soltanto Franco Baresi: l’indimenticato numero 6, capace di salire sul tetto del mondo dopo una carriera lunga, difficile e bellissima. Leader e bandiera, uomo squadra e comandante silenzioso, fratello o padre acquisito per molti, il ‘Kaiser Franz’ di Travagliato occupa tutt’ora un posto importante nel cuore di ogni tifoso del Milan. Un privilegio che ha conquistato dopo aver passato una vita a Milanello, con la sua maglia rossonera addosso sette giorni su sette.

La scelta di cuore di Franco Baresi

20 anni in prima squadra, 15 da capitano, 6 scudetti, 3 coppe dei campioni e tante altre soddisfazioni. Numeri che parlano per Franco Baresi, vittorie talmente indelebili da resistere anche all’affronto di chi ha tifato per il fratello e gli ricorda spesso la Mitropa Cup o i due anni di purgatorio nel campionato cadetto. Già, la Serie B. Impossibile dimenticarla, così come è impossibile non ricordare la scelta di cuore presa tanto tempo da Franco Baresi: rifiutare la corte spietata di Paolo Mantovani, allora presidente della Sampdoria, rimanere in rossonero e scendere in campo contro il Taranto, il Campobasso o la Cavese.

Il coraggio di Franco Baresi

Franco Baresi era e rimane uno di noi. Gli anelli di San Siro lo hanno sempre applaudito, la Curva Sud prima lo ha amato alla follia e poi pianto in quella maledetta sera del 1997, quando ‘Franz’ decise di lasciare il calcio e il Milan con le lacrime agli occhi. Sotto la sua Curva. Nessuno è stato capace di avvicinare la sua grandezza e il suo carisma. Chiudere gli occhi e rivederlo in campo, o più semplicemente riavvolgere i ricordi con Youtube, è da quel maledetto 1997 la medicina migliore per curare la nostalgia.

Lo vedi lì, davanti alla sua area di rigore, a testa alta e sempre pronto ad affrontare tutto e tutti con coraggio. Come nel 1981 quando un virus misterioso lo costrinse su una sedia a rotelle, o come nel Mondiale del 1994 quando dopo soli 25 giorni da un menisco frantumato tornò in campo contro il Brasile. Chi non lo ha mai visto dal vivo con la sua maglia numero 6 e la fascia al braccio, con quello sguardo duro e concentrato, con quella voglia di vincere, non può capire e non capirà mai. Cosa vi siete persi!

 

 

 

 

 

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