Non ti abbiamo mai lasciato solo

Caro Milan, non ti abbiamo mai lasciato solo. Non lo abbiamo fatto quando il presidente di allora e alcuni giocatori decisero di scommettere e di condannarci alla Serie B. Non lo abbiamo fatto negli anni bui della sfida alla Cavese e dei due anelli di San Siro. Eravamo sempre al tuo fianco, prima e dopo la retrocessione. Quando Giussy Farina non riuscì ad evitare il tracollo finanziario, nonostante l’affitto di Milanello per matrimoni e feste, facendo alzare dal divano un certo Silvio Berlusconi. Prima di noi non ti hanno mai lasciato solo neanche i nostri padri e i nostri nonni: anche loro a gioire e soffrire per te, davanti a Cesare Maldini e al trionfo di Wembley, al Pallone d’Oro di Rivera o di fronte alla coppa insanguinata vinta contro l’Estudiantes.

Le bandiere bruciate

Non ti abbiamo lasciato mai solo. Mai. Neanche in quel maledetto pomeriggio di Verona o nelle tristi serate di Vienna, Monaco di Baviera e La Coruna. Quando Galliani fece uscire la squadra per i riflettori spenti, coprendoci di ridicolo, noi c’eravamo. Eravamo lì anche quando perdesti quella finale già vinta ad Istanbul. Noi ci siamo sempre stati: a San Siro e in trasferta. Nonostante tutto e tutti. Nonostante giocatori talmente scarsi da non meritare nemmeno di calpestare l’erba del Meazza o di indossare quei colori e quel numero sulla maglia, nonostante il lento ed inesorabile declino dell’epopea berlusconiana che ha portato il club a bruciare bandiere come Seedorf, Inzaghi, Brocchi e Gattuso.

La rottamazione

Senza paura e con una buona dose di masochismo, non ti abbiamo mai lasciato solo neanche di fronte al teatrino del ‘closing’, all’arrivo di Yonghong Li, Fassone, Mirabelli e Bonucci, al ritorno di Leonardo e allo sbarco di Higuain. Ci siamo sempre stati e ci siamo anche adesso che Elliott e Gazidis hanno deciso di rottamare altre due bandiere come Boban e Maldini, sfiduciare un allenatore serio per far arrivare l’ennesimo fenomeno straniero prima di ripartire da zero e distruggere quanto costruito con fatica in questi mesi. Passeremo sopra a tutto, anche all’addio di Donnarumma, Ibrahimovic e di altri giocatori. Lo faremo perché ti abbiamo nel cuore e perché tu sei nostro, dei tifosi. Non certo di un miliardario che di calcio probabilmente non capisce nulla.

 

 

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